Pubblicato da: patriziaugolini | 10 aprile 2015

Tiroiditi e omeopatia: cause organiche e psicologiche

La tiroide è una ghiandola endocrina a forma di farfalla situata nella parte anteriore del collo, che produce e immette nel sangue gli ormoni  T3 (tri-iodotironina) e T4 (tiroxina), al fine di espletare moltissime funzioni: crescita dei tessuti, stimolo al metabolismo, mantenimento dell’omeostasi generale, della respirazione cellulare, sintesi proteica, sintesi e catabolismo del colesterolo, aumento della gittata e frequenza cardiaca, e della ventilazione polmonare, della peristalsi intestinale, controllo della termogenesi, della mineralizzazione ossea, della formazione dei globuli rossi, crescita dell’arborizzazione delle cellule nervose, azione sull’urea, sulla glicemia, sull’insulina, sulle masse muscolari, mobilizzazione dei grassi e controllo di tutti gli altri ormoni del corpo (come il cortisolo e le catecolamine prodotti dai surreni, gli ormoni sessuali ecc.). Da tutto ciò si evince quanto sia importante per il corpo una adeguata funzionalità di questa ghiandola.

Altra sostanza prodotta è la calcitonina, che governa l’ omeostasi del calcio in antagonismo al paratormone prodotto dalle paratiroidi, situate sulla parte dorsale della tiroide.

Essenziale  per la funzione della tiroide è la presenza di iodio.

Lo stimolo alla produzione di questi ormoni proviene, come per tutte le ghiandole produttrici di ormoni, dall’ipofisi, che secerne il TSH, a sua volta sotto l’azione dell’ipotalamo, che secerne il TRH.

Quando gli ormoni nel sangue sono bassi si parla di ipotiroidismo, quando sono alti di ipertiroidismo. In tali casi troveremo che il TSH ipofisario, che li governa, sarà alto quando gli ormoni T3 e T4 in circolo sono bassi, e viceversa, per un meccanismo di bio-feedback.

A livello psicologico un problema tiroideo è connesso alla capacità e possibilità di esprimere la propria creatività e il proprio voler fare, nella propria vita in generale ma soprattutto in quella lavorativa o di studio.

I noduli possono rappresentare una situazione di impotenza e frustrazione per non riuscire ad esprimersi come si vorrebbe.

Nell’ipertiroidismo si manifesta una grande capacità e desiderio di fare per raggiungere i propri obiettivi, ma a scapito dei momenti di pausa e riposo, come se si volesse mostrare continuamente cosa si è capaci di fare, non ci si può fermare mai, non si può rallentare,  e alla fine ci si sente spossati, esauriti.  Ci si sente anche nervosi, molto ansiosi, agitati, insonni, stanchi, si avverte molto caldo, a volte sono presenti attacchi di panico, le evacuazioni sono diarroiche, si avvertono palpitazioni, a volte aritmie con ritmo accelerato, si perde peso anche se si mangia normalmente, anzi spesso l’appetito è aumentato. Il metabolismo generale è accelerato in tutte le sue funzioni.

Nell’ipotiroidismo invece  è presente una sensazione di scoraggiamento, per non essere compresi o ascoltati, e talvolta è trattenuto molto rancore.  Il metabolismo generale è rallentato, si avverte una grande stanchezza e mancanza di energie, aumentata freddolosità, il ritmo cardiaco è più lento, sia aumenta di peso, si soffre di insonnia, ci si sente depressi.

Da notare che i sintomi ansia fino al panico o depressione sono quasi costantemente presenti nelle due disfunzioni, di conseguenza quando si prova tali stati emotivi, prima di ricorrere all’aiuto psicologico o allo psicofarmaco, è sempre bene procedere a una valutazione dell’assetto tiroideo.

La tiroide può essere affetta da una infiammazione cronica di tipo autoimmune, e in tal caso sono alterati alcuni test che mostrano il disturbo immunitario, oltre che aumento di anticorpi  contro le strutture stesse della tiroide, come anticorpi anti-TSH,  anti-perossidasi, o anti tireoglobulina.

Trattandosi di una malattia infiammatoria cronica, alla base può esserci uno stimolo infettivo cronico, di tipo batterico o virale. I più comuni virus sono quello  della mononucleosi, il citomegalovirus, il virus dell’epatite B, l’adenovirus, ma anche il papilloma virus, e il parvovirus, e tra i batteri l’helicobacter pilory (germe che comunemente causa gastrite), le borrelie (trasmesse da zecche), le chlamydie e lo streptococco. Molte volte sono in causa germi intestinali, come la yersinia enterocolitica, l’escherichia coli, la salmonella.

La tiroidite autoimmune può anche essere accompagnata da altre patologie auto-immunitarie, o da fenomeni di intolleranza alimentare, come la celiachia. Di conseguenza, una valutazione circa eventuali intolleranze va sempre fatta, in questi casi.

La terapia convenzionale utilizza sostanze in grado di stimolare la tiroide nell’ipotiroidismo (tiroxina), o frenare l’azione eccessiva (nell’ipertiroidismo).

La terapia omeopatica può accompagnare la terapia convenzionale utilizzando, a potenze varie,  la tiroide di animali molto simili geneticamente all’essere umano (come il maiale), per stimolare o inibire, ma soprattutto può aiutare, con un farmaco specifico,  nel ridurre lo stimolo infiammatorio cronico prodotto dal germe che sembra essere all’origine della tiroidite, anche se si tratta di un virus. Ciò per poter agire sulla causa di base.

Per esempio quando è in causa il parvovirus, un farmaco di grande aiuto sarà il Causticum, dato in LM e non in CH, perché rappresentano potenze ad azione più profonda e incisiva, e con minori effetti collaterali (che in omeopatia si chiamano “aggravamenti”). Successivamente, in omeopatia, si lavorerà sul “terreno”, cioè sulla costituzione di base del paziente, per evitare eventuali recidive e per restituire il più possibile un equilibrio psico-fisico.

Contrariamente a quanto si pensa infatti, l’omeopatia non è “quella medicina diluita in cui dentro non c’è nulla”, bensì è una medicina che utilizza sostanze che dopo essere state diluite sono sottoposte a un procedimento di elevata dinamizzazione, il che le rende capaci di mantenere una coerenza nei poli delle molecole di acqua (in cui sono contenute le sostanze) che persiste a tutte le diluizioni che vengono effettuate (dopo ogni diluizione si procede infatti alla dinamizzazione), e tale informazione energetica è molto potente e percepita dal corpo.

Tale scoperta fu fatta da prestigiosi scienziati, come Preparata e Del Giudice.

Essi erano scienziati di chiara fama mondiale, studiosi anche di fisica quantistica, largamente osteggiati per le loro ricerche sulla fusione nucleare fredda, che invece in seguito è diventata oggetto di rinnovato impegno di ricerca scientifica in tutto il mondo. Lavorarono con scienziati che presero il Nobel per i loro studi, come Higgs (per la scoperta del bosone, quella particella che secondo la teoria permea l’universo conferendo la massa alle particelle elementari) e Montagnier (per la scoperta del virus HIV, insieme alla dottoressa Sinoussi e al dottor Gallo).

Insieme a Montagnier scoprirono molto sulla capacità degli atomi delle molecole di acqua di orientarsi alla stessa configurazione spaziale in modo coerente, quando sottoposti a una sufficiente quantità di energia, formando “domini di coerenza” capaci di ricevere e trasmettere le informazioni a catena sulle altre molecole.

Sapendo che il nostro corpo è formato per il 99% da molecole di acqua e solo per l’ 1% da molecole di altra natura (come vitamine, proteine, ormoni DNA ecc.), si chiedevano come fosse possibile che la ricerca dei biologi fosse indirizzata solo a quell’1% trascurando il 99%. Il fatto è che, affermavano, la dinamica biologica è governata dalla chimica, e  quando questo 1% di molecole si incontra, lo fa con reazioni chimiche, mentre le molecole di acqua no. Ma allora, si chiedevano ancora,  cosa governa le molecole diverse dall’acqua nel loro riconoscersi, trovarsi e incontrarsi? Nella dinamica biologica non esistono errori, deve esserci una sorta di governo, un agente fisico,  che dica alle molecole dove andare e con chi incontrarsi. Molto probabilmente è il campo elettromagnetico: infatti quando un campo elettromagnetico occupa una certa regione dello spazio e oscilla a una certa frequenza, è capace di attirare in quella regione molecole che oscillano alla stessa frequenza. Ecco cosa probabilmente succede alle molecole di acqua, quando sono sottoposte a un quanto di energia. Che nella preparazione omeopatica è rappresentata dal processo di dinamizzazione. Ciò lo spiegavano questi scienziati, non lo dico io.

La sostanza scelta dunque, per curare una determinata malattia, sarà simile ai sintomi presentati dal soggetto, secondo il criterio fondamentale dell’omeopatia, che è quello della similitudine. Nel caso specifico si sceglierà una sostanza che se fosse somministrata in dosaggi ponderali darebbe effetti tossici in modo simile ai sintomi presentati dal soggetto e ai sintomi determinati dal virus in esame.

Glie effetti tossici sono annullati dalla diluizione, il potere terapeutico è assicurato dalla dinamizzazione.

La similitudine dell’azione viene registrata dal corpo in modo tale che la “malattia artificiale” prodotta dal farmaco omeopatico possa competere e subentrare alla malattia naturale della persona per debellarla, dopo di che si sospenderà il farmaco, e per l’organismo l’effetto sarà come essersi confrontato con una malattia e averla risolta.

Se la terapia è giusta, e i sintomi della tiroidite regrediscono insieme alla diminuzione degli anticorpi anti-strutture della tiroide,  avremo la conferma che la terapia sta agendo positivamente.

Essendo dunque la terapia omeopatica efficace in molti casi, anche cronici, come molti omeopati possono dimostrare, il farmaco, come ogni farmaco e ogni sostanza somministrata sul corpo, omeopatica o ponderale, avrà i suoi effetti, nel bene e nel male, cioè con benefici ma anche con effetti collaterali se  il  farmaco non è giusto, o non è alla giusta dose.

Pertanto la terapia anche omeopatica va somministrata solo da un omeopata di grande esperienza clinica, sia come medico che come omeopata.

E tante improprie quanto fuorvianti notizie circa l’innocuità o la mancanza di “sostanza” che circolano a ondate sui media riguardo l’omeopatia, dovrebbero essere non solo rettificate ma anche approfondite nel rispetto dei medici che ci lavorano con molti sacrifici da lunghi anni, e nel rispetto dei pazienti che ad essi si rivolgono, soprattutto quando la malattia divenuta persistente e cronica non mostra, con le cure convenzionali, nessuna tendenza alla regressione.  


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